È STATA LA MANO DI DIO – Recensione

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di Paolo Sorrentino

Per circa metà film Maradona sta sul fondo: emblema dell’immaginario napoletano, mentre l’autobiografia adolescente, giovanile e famigliare del regista, si compone e scompone. Poi, per un periodo piuttosto lungo il campione è quasi dimenticato; torna alla fine, come reperto televisivo e mito universale. Intorno c’è Napoli, appunto  – i titoli di coda scorreranno su Napul’e’, dell’indimenticabile Pino Daniele -, coi suoi caratteri noti di miseria, nobiltà,  e multiforme follia.

Questo di Sorrentino non somiglia ai biopic che in genere si vedono al cinema. Il regista procede da frammenti, visioni e scarti di memoria, per approdare alla vocazione che lo ha condotto, come Moraldo, a Roma. Fellini, dunque, perché già nel notevole e diseguale La grande bellezza, Sorrentino aveva provato a vivere nell’arte del maestro.

Ora vuole farlo per mezzo di citazioni indirette: La strada con gli acrobati in Galleria, Satiricon con l’iniziazione, I vitelloni, con l’appena ricordato viaggio a Roma, Amarcord, col richiamo grottesco all’emiro arabo, e soprattutto con l’uso narrativo del frammento come nella Dolce vita.

Qualcuno osserva che la scomposizione visionaria, già sperimentata dal regista, si avvale stavolta del “levare”, ossia della rinuncia al collante barocco, altri che la solennità crepuscolare della Grande bellezza è felicemente abbassata alla memoria di povere cose. C’è del vero, ammetto, ma forse è vero altrettanto che tornare a Fellini dopo averlo fatto con molti rischi nella Grande bellezza porti, quantomeno, all’irresoluzione (nell’ultima mezz’ora non si contano le possibili “chiuse”: un affanno), e che la rinuncia al barocco (Sorrentino lo aveva adottato anche in proprio, basti pensare alla struttura complessa del Divo) lasci fatalmente vuoti di ritmo.

Foto Piergiorgio Pirrone – LaPresse 02-09-2021 Venezia Spettacolo 78. Mostra Internazionale d’arte cinematografica Photocall del film E’ stata la mano di Dio nella foto: Paolo Sorrentino. Toni Servillo, Marlon Joubert, Teresa Saponangelo, Filippo Scotti, Luisa Ranieri Ph Piergiorgio Pirrone – LaPresse 2021-09-02 Venice 78th Venice Filmfestival E’ stata la mano di Dio photocall in the photo: Paolo Sorrentino. Toni Servillo, Marlon Joubert, Teresa Saponangelo, Filippo Scotti, Luisa Ranieri

Il film comincia con un’analogia: identificare il paesaggio marino con la creazione promessa dal titolo/epigrafe :«È stata la mano di Dio», e continua sommando scoperte fiabesche: dal curioso San Gennaro, al frate bambino che ricompare nel finale. Ma dell’eclettica e inventiva disseminazione felliniana non ha la tenuta, né la “logica in assurdo”. Apprezzabile e altamente inventivo per brani – a mio parere – ma prolisso e affaticato nell’insieme.

Tullio Masoni

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